“
Eisenman, De Kerckhove, Saggio
di
Furio Barzon
L’ ETH di Zurigo nella primavera del
Al variare delle esigenze di una società, variano anche i contenuti delle carte che i progettisti sono chiamati a sottoscrivere per dichiarare la loro unità d’intenti, per esprimere il loro comune agire. Alla celebre carta d’Atene, che rappresentò la svolta urbanistica della prima metà del secolo scorso, segue metaforicamente la “Carta di Zurigo”, un tentativo di codificare l’utilizzo dei nuovi, potenti mezzi mediatici e tecnologici in relazione all’architettura. Mentre
La più grande ed inquietante differenza che separa il movimento moderno dalle più attuali tendenze dell’architettura contemporanea consiste in un evidente cambiamento delle esigenze primitive con le quali l’architetto deve misurarsi. All’urgenza abitativa e sociale, il CIAM aveva risposto con la razionalizzazione dell’ housing e dell’utilizzo dei suoli, aveva cioè tentato di risolvere un problema sociale con svariati mezzi progettuali, tra i quali uno dei più celebri rimane il concetto di minimum existenz coniato da Alexander Kline. Oggi l’urgenza sociale (sebbene celata al di sotto dell’apparente benessere e comfort occidentali) è di fatto rimpiazzata da un’esigenza comunicativa e informatrice. L’architettura cioè oltre ad adempiere ad un ruolo demiurgico all’interno della società diventa effettivamente un mass medium. L’involucro tecnologico è usato come veicolo informativo, e se oggi possiamo paragonarlo ad un televisore, in un prossimo futuro esso potrà divenire più vicino al monitor, acquisendo tutte le caratteristiche di interattività proprie della rete. L’architettura così da statica forma d’arte legata all’edificazione, si trasforma in organismo capace di reagire in funzione dell’attività del suo contesto.
Al concetto di un’architettura, retaggio di un pensiero sullivaniano trasformato in poesia da F.L.Wright in cui “la forma segue la funzione” rappresentava l’emblema di un raffinato approccio organico, ci troviamo oggi di fronte a un’evidente approccio dei nuovi progettisti a focalizzare le embrionali tendenze di un architettura in cui la forma segue l’informazione, intesa come capacità di acquisire e trasmettere dati e quindi di interagire. Le nuove frontiere dell’architettura portano direttamente a una forma di architettura non più solamente narrativa ma interattiva.
“Architettura […] per articolare il tempo e lo spazio […] per sperimentare i mille modi di modificare la vita […] che cambia in parte o del tutto a seconda della volontà dei suoi abitanti […] nella curva eterna dei desideri umani” (Gilles Ivain, 1953) questa citazione riportata da Antonino Saggio nell’intervento all’incontro dell’11 Aprile del
La frontiera più interessante dell’architettura diventa quindi quella del confronto con la sua possibile digitalizzazione ed interazione con lo spazio. Questa frontiera può diventare effettivamente avanguardia perché all’interno della realtà virtuale, come sul web d’altronde, l’architettura si emancipa da alcune delle sue condizioni che la vincolano (ma che contribuiscono a definirla) nel mondo reale, come ad esempio la limitatezza dello spazio fisico, la legge entropica, il concetto di Hic et Nunc e la forza di gravità. Un’edificio digitale cioè si pone come costruzione in un mondo senza problemi di spazio: il minimum diventa maximum existenz volto ad interpretare e esaudire i desideri del fruitore dove lo spazio non è più un lusso accessibile a pochi; può non essere soggetto alla forza di gravità, annullando il concetto di tettonica presente nel movimento moderno. Con queste nuove proprietà l’architettura apre di fronte a sé una infinita gamma di possibilità precedentemente impensabili.
Stiamo andando in una direzione in cui avremo una connessione mente-macchina , in cui i pensieri (sede dell'immaginazione) si trasferiscono in tempo reale sullo schermo. Questa potenzialità è stata ancora solo sfiorata anche in architettura, ma gli esperti, autori di questo dibattito, suppongono che l'architettura dovrà mutare secondo i desideri dell'utente in tempo reale. Sarà mutevole dinamica come lo è il nostro pensiero e i nostri desideri, un’architettura pensata come un organismo vivente fatto di pelle sensibile e in grado di muoversi, mutare ma soprattutto di reagire agli stimoli.
Yokohama, Prefettura di Kanagawa, Giappone -1986


Istituto del Mondo Arabo, Jean Nouvel, Parigi, 1987

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